Matteo Braccesi il guerriero in copertina

Un bel pensiero, un ottimo post, la pura verità, è quella che Guglielmo genitore e appassionato ciclista, scrive sul suo profilo facebook dedicandola al figlio che, incappato nei giri iniziali in uno sfortunato incidente di gara, non si è perso d’animo, continuando con determinazione la competizione. Questo post l’ho condivido volentieri, anche perchè dovrebbe far riflettere, non solo nel ciclismo giovanile ma anche tutti coloro che lo praticano agonisticamente in ogni settore dall’amatore al professionista, in special modo ai “furbi ai bari”, a coloro che cercano qualsiasi escamotage per ottenere una vittoria poco pulita, priva di ogni significato di onore e pura passione. Barare nello sport, è come farsi timbrare il cartellino a lavoro pur essendo altrove, il significato è rubare i sacrifici altrui. Sono troppe le notizie che leggiamo nelle varie testate, redazioni sportive del settore, certo fanno notizia ma allo stesso tempo fanno schifo! Si è uno schifo dover leggere in continuazione queste notizie, non sono l’anima del ciclismo, non sono l’anima dello sport, l’anima dello sport è raccolta nelle parole di Guglielmo dedicate al proprio figlio, grazie Guglielmo per averci ricordato il vero valore di questo CICLISMO!

Matteo con il papà Guglielmo ha scalato il Pordoi e il Passo Sella

di Guglielmo Braccesi

Era l’inizio del secondo degli undici giri in programma ed io ti aspettavo con l’ansia del genitore sulla linea del traguardo. Un’ansia dettata dal timore e non dalle aspettative, perché come avevamo parlato in macchina, nessuno di noi due si aspettava un “risultato”. Avevo contato le posizioni al primo passaggio in un gruppo ancora compatto ed era più o meno li che ti aspettavo. Ma non vederti arrivare mi bloccò il respiro ed immaginarti in un’altra caduta mi raggelò. Il gruppo sfilò tutto accelerando progressivamente mentre io, guardando la curva all’orizzonte ti vidi spuntare staccatissimo. Mi rallegrai vedendoti spingere sui pedali con tutta l’energia che avevi, seppur tu fossi consapevole d’aver compromesso la gara. Mi emozionò vederti rimontare posizioni su posizioni, recuperando anche quello che non immaginavo tu potessi recuperare. Mi commossi nel vederti tirar fuori l’ultimo briciolo di energia per la volata finale. Ed anche se non era la volata per il primo posto, ed anche se entrambi sapevamo che, nonostante tu fossi stato centrato al secondo giro con il tuo compagno di corsa rimasto incastrato nella tua bici, non ci sarebbe stata possibilità d’un primo posto, sapevamo entrambi che una vittoria c’era stata. La vittoria di chi non molla nonostante le avversità. La vittoria di chi non molla e s’impegna fino in fondo. La vittoria di chi non si spaventa a lottare da solo contro tutti. La vittoria che spetta solo agli uomini veri, indipendentemente dall’età anagrafica che hanno. Perché il ciclismo non è solamente uno sport, ma una scuola di vita che t’insegna cosa sia il sacrificio, cosa sia la sofferenza e quanta sia la felicità nel superarla. Buone pedalate di vita topo mio!!

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