di Roberto Checchi

Il piacere prende il posto della delusione mescolata alla rabbia e se è vero che le sensazioni peggiori non se ne vanno del tutto e qualcosa continua a roderti l’ anima nel tempo e nei giorni, ne subentrano altre che in certe giornate rendono tutto immensamente gradevole.

Quella marea umana che si diverte e sostiene tutti gli atleti in corsa, nessuno escluso, puoi seguirla dall’alto di un terrazzino, circondato da amici con i quali hai condiviso giornate epiche e che in quelle malinconiche son stati un ottimo viatico per sconfiggere una fragorosa cascata di cattivi pensieri. Cristian l’ho applaudito a lungo fasciato nel suo tricolore, per Paolo confesso d’esser scoppiato a piangere come un bambino in territorio ostile e nemico, con Alessandro ho condiviso la più bella e indimenticabile conduzione di un’ intera carriera, con Franco ho capito che gli uomini a volte stipulano patti d’ amicizia validi per l’eternità,

Andrea testimonia ogni volta tutti i miei legami sportivi e non solo quelli in fotografia ed è diventato negli anni una sorta di confessionale, molto di più di quello del Grande Fratello, Giuseppe resta sempre un signore, soprattutto quando è obbligato a dire NO, con Fabio il mio scrittore preferito, per adesso bastano i ciao, il mare e le montagne saranno alla fine la cornice perfetta per confrontarsi sull’esito di questa meravigliosa avventura, Castellanino non pervenuto, ma è morto dodici anni fa, Chiara voleva rendere le acque poco fresche e dolci, ma probabilmente non ha ben chiaro che NON MI STA BENE NIENTE e le vie del Signore sono infinite, Ercole è molto di più di un guerriero, rivederlo dopo lungo tempo a prendere le misure della sua “trincea” è testimonianza di una immensa forza di volontà, a Fausto mi accomunano la Liguria nello specifico Biassa e il sale nei capelli, segno che inevitabilmente stiamo invecchiando, con Luca è stato un piacere ritrovarsi oggi sullo stesso traguardo, punto di arrivo della Corsa più bella del mondo nel paese più bello del mondo o forse c’è ancora un bel tratto di strada da fare insieme, iniziato con la medesima partenza vent’anni fa in Sicilia, Fred ha bisogno di correre e anche il circo rosa non può tenere a freno la voglia di evasione e fantasia, Lorenzo è il mio fratellino, figli di una stessa terra quando i toscani in GIRO si contavano sulla punta delle dita, ispettore in un Corpo blasonato raccontarlo in poche righe non ce la faccio proprio, mi son tenuto per ultimo Francesco, ah si, quello che un giorno sul Sestriere m’ha fatto perdere vent’anni di vita e nonostante tutto continuo a pedalare insieme, quando ha voglia di aspettarmi…….

Mi rimetto in GIOCO o forse mi prenderò in GIRO, perché ogni volta c’è sempre una pagina nuova da riempire con parole e sensazioni a pelle. 
Arrivare di buon mattino sul traguardo della tappa di Fucecchio per riassaporare quello che nel tempo si è perduto ma che in cuor mio spero si sia soltanto assopito sotto uno strato di cenere come i corpi di Pompei, magari è vero e risaputo che la speranza è sempre l’ ultima a morire.
Dei miei otto anni passati in Carovana, ricordo perfettamente tutto, fin dal primo istante, quella telefonata fatta da Torriani nel giorno della mia festa di Laurea, potrei recitarla a memoria forse meglio delle poesie che s’imparano sui banchi di scuola. Si sono alternati direttori, son cambiate le destinazioni, sicuramente rispetto ad allora anche il Giro ha fatto quel salto di qualità che lo relegava in quegli anni ad un Campionato Italiano ingigantito e ha preso un indirizzo sempre più internazionale.

Di ogni Giro ricordi i paesi, le strade, la gente, perfino le perturbazioni atmosferiche e non dimentichi nemmeno i luoghi, quelli che hanno un legame stretto con la storia o quelli che ne scrivono uno strettissimo con la corsa. Del Giro d’Italia ricordi le azioni, i personaggi, gli affetti, gli striscioni e ricordi soprattutto i “muri umani” che in più di un occasione fanno paura soltanto al pensiero di attraversarli. Posti fantastici, oggetto della penna di CANTORI o di semplici VIAGGIATORI che non possono sottrarsi a tanta meraviglia, perché in Italia, ovunque vai, qualcosa di tuo lasci sempre.

Indro Montanelli se fosse ancora vivo, stamattina sul giornale avrebbe sicuramente dedicato liriche bellissime alla città e alla sfida rosa, al TEMPO che funesta gli eroi sui pedali e li consacra malgrado tutto, tutti VINCITORI, al tempo che non è solo spazio, ma include umori, sensazioni, distacchi, assenze, quelle volute o quelle forzate, il tempo che abbraccia le passioni e moltiplica i sostegni e la fiducia degli uomini verso altri uomini, il braccio di Vincenzo alzato in segno di saluto in mezzo al gruppo, transitando a Mastromarco dice tutto e poi i paesi, quelli microscopici e gli altri decisamente più grandi, li ho ritrovati tutti chilometro dopo chilometro, passo dopo passo, meta obbligata delle mie uscite in bicicletta, tra questi c’è anche SIGNA e i signesi accorsi in massa sulla strada, con il suo ponte sull’Arno che per una volta m’è sembrato più bello al di là di ogni discussione e poi le colline che paiono creare il grafico di un complicato elettrocardiogramma con l’impennata finale di Castra. 

Viviani c’era, Ackermann di più e ha suonato meritatamente l’inno tedesco al traguardo. Torno a casa stanco, non so se umanamente più ricco dentro o divertito, giro tra le mani il pass che indica la zona rossa complicata da raggiungere e ancora mi domando perché, quell’area proibita ai mortali, nella quale posso liberamente ballare il mio ULTIMO GIRO DI VALZER.

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