di Roberto Checchi

Dove vanno a finire i RICORDI?
Nessuno l’ hai mai capito, in tanti han provato a cercare quel posto quasi fosse la cavalleresca CAMELOT, l’ ELDORADO o la mitica citta d’ oro di OPAR nei racconti di Edgar Rice Burroghs o il misterioso Cimitero degli Elefanti.
Nessuno è mai stato in grado di trovare una risposta soddisfacente.
I RICORDI son rivoli d’ acqua, irrefrenabili torrenti di montagna che scavano e levigano la pietra nuda e su di essa lasciano una traccia inconfondibile, allo stesso tempo incancellabile, defluiscono in una marea di emozioni neppure così tanto bassa, che devasta e ti lascia lì, inerme sulla sponda opposta con i mille interrogativi rivolti a un FUTURO che ognuno di noi vorrebbe fosse il più possibile radioso, ma il tempo, che avanza e li ammatassa senza pietà, inevitabilmente si trascina dietro il suo pesante gomitolo di rimpianti.
ASCESE e CADUTE è un iter al quale NESSUNO può sottrarsi, è esattamente il percorso della vita che MAI è tutta in SALITA, figuriamoci se può contrapporsi con una continua DISCESA.


C’ ero anch’ IO nel cast di quel GIRO, l’ ultima volta, nell’ edizione della cascata del Toce, quasi vent’ anni fa sul Colle di Sampeyre o meglio come la tradizione della perfetta telecronaca insegna, ero sul traguardo di Valle Varaita, auricolare nell’ orecchio pronto ad esaltarmi e a far “INSORGERE” le folle al momento dello scatto, quello atteso, quello che una platea INNUMEREVOLE di tifosi, incollati alle transenne, appollaiati dappertutto, anche dove non era del tutto concesso, desiderava ardentemente da ore che annunciassi al microfono il momento dell’ attacco.
Ma la SORTE non è quasi MAI un’ invitata gradita, arriva, prende e porta via come un CICLONE, non programma assolutamente niente, si presenta all’ improvviso, magari indossa l’ abito più bello per attirare su di sé ogni attenzione ed entrare indisturbata nel bel mezzo della festa e sovverte tutti i tipi di pronostico.
Un GIROTONDO per nulla divertente, CASCA LA TERRA E TUTTI GIU’ PER TERRA…”
La MEMORIA …. questa fantastica GIOSTRA che ti concede un GIRO e poi un altro ancora e se metti il “BRONCIO” non ti fa scendere e ti trasporta con sé su quella frequenza d’ onda che sale su e poi di colpo scende giù, plana in picchiata come la caccia del falco pellegrino.
IL GIGANTE, l’ omino minuto che veniva dal mare ed aveva una straordinaria predilezione per la montagna, qualcosa che all’ apparenza resta difficilissimo da spiegare e che diversamente si rivela più semplice del previsto.
Quell’ incontenibile testa pelata, rasata, liscia più di una palla da biliardo o una boccia del pallaio, che poggiava su un fisichino levigato, quasi fosse stato scolpito, intagliato nel candore del marmo delle Alpi Apuane, quei polpaccetti così definiti ai quali parevano fissate le ali di Mercurio, messaggero degli Dei, sarebbe bastata una folata di vento, tant’ era astuto ad indovinare ogni volta, la direzione della corrente e lesto abbandonarsi nella totale libertà, dentro il suo flusso, il DESTINO nell’ ennesima circostanza, voltò le spalle e fu allora che lo vidi PIANGERE, lui che fino a quel momento s’ era dimostrato superiore a TUTTO.
L’ UOMO si faceva di colpo piccolo e rinunciava all’ aspetto e alle dimensioni del GIGANTE, proprio come nella leggenda di ARONTE che cercò di contrastare in ogni modo l’ avanzata dei primi cavatori per difendere un patrimonio che considerava totalmente suo e lottò così strenuamente che le MONTAGNE alla sua morte in segno di gratitudine, decisero di mostrare alla gente comune il loro lato più aspro, inavvicinabile e irraggiungibile.
Una volta ho visto piangere un GIGANTE, ferito dal susseguirsi degli eventi, tradito dall’ invidia e dalla crudeltà di un sistema per troppi versi corrotto.
“SOTTO IL CIELO LA TERRA, OGNI UOMO UNA STELLA, UNA SPERANZA SOSPESA TRA LA SCIENZA E LA GUERRA…” Adesso posso pure anticipartelo perché questa notte si rinnova puntuale, maledettamente, ogni anno…..”FIGURATI SE NON PIANGO IO….” Mostra meno

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