“IO NON POSSO SOPPORTARE QUESTO SILENZIO INNATURALE”

Marco Pantani sul Col de Sampeyre

Le catene non hanno odori o meglio se ne trascinano dietro uno, uno soltanto, riconoscibile ai pochi, svolgono un compito, uno solo, quello di saltare da un pignone all’altro con la speranza di non DERAGLIARE MAI, girano e quel meccanismo, da sempre lo stesso, si trascina dietro fatiche e distanze e getta nel gorgo GLI ANNI PIU’ BELLI.
CINQUANTA, cifra tonda, ci separano sei mesi, dato ufficiale della carta d’ identità, ci accomunano passioni e ci avvicinano RICORDI.
IO son rimasto più o meno lo stesso, con le dita accusate di vagabondaggio quando scappano sulla tastiera che nel frattempo ha preso il sopravvento sulla penna, raramente accendo microfoni, se lo faccio è perché c’è qualcosa che mi stimola e che ritengo interessante da regalare a chi ascolta, diversamente, PEDALO.
E TU?
Posso soltanto immaginare, non ne sono certo, ma è una di quelle sensazioni a pelle che m’ indirizzano verso qualcosa di concreto.
PEDALI, là dove il mondo non conosce tregua e si arrampica in salita, là dove governano le invenzioni, lo stupore e gli scatti, ALTRIMENTI COSA CI SEI ANDATO A FARE?
CINQUANTA è tempo di bilanci, forse siamo arrivati esattamente al punto che apre “la COMMEDIA”, nel mezzo del cammin…
Raccogliamo idee che ci piombano addosso all’ improvviso come una grandinata in corsa in una tranquilla giornata d’ agosto o rielaboriamo teorie, quelle che ci siamo trascinati fin qui, dentro quel meccanismo di rocchetti, per certi versi pure monotono, che ci accompagna da sempre, dal quale facciamo fatica a separarci.
RACCONTAMI DI TE, magari nel frattempo hai messo su qualche etto o hai studiato un look totalmente diverso con i tuoi riccioli di ragazzo e la barba di tre giorni e ti proponi meno PIRATA e più SIGNORE, se ci pensi bene in passato c’è stata chi era DONNA e non SANTA, forse i testi delle canzoni a un certo punto invogliano una trasformazione radicale.
CINQUANTA è quel numero al quale puntavamo entrambi, i chilometri che separano dal traguardo o addirittura i metri che mancano alla linea bianca, CINQUANTA poteva essere una rivoluzione, il mondo visto da un’ angolazione diversa, CINQUANTA i milioni di chilometri percorsi sulla sella che van di pari passo ad altrettanti nitidi momenti che in fondo sono la pellicola della vita, il film che MAI ti stanchi di riguardare e che a un certo punto, maledettamente s’ inceppa.
Certi amori non finiscono e nemmeno s’ assopiscono, non tanto perché s’ associano alla data del CUORE per eccellenza, diversamente perché impregnano di quell’ odore che POCHI sanno riconoscere al volo, che unge le singole maglie della catena e si diffonde tutt’ intorno, mescolato nelle grida, le spallate, le frenate improvvise, i cambi di ritmo e i distacchi che caratterizzano ogni CORSA nella vita degli uomini.
CINQUANTA è una nuova partenza che si ripresenta perché quella precedente è stata invalidata e con lei si sono arenati GLI ANNI, questa volta te lo dico con certezza, son stati davvero BELLI.
Coraggio e iniziamo a pedalare verso chissà dove, l’indole mi dice PROVACI, vedrai che riesce.
Seguo l’ istinto, non posso attaccarmi ad una tabella programmata, perché non esiste.
Quello che parte da dentro lo esterno a chi m’ avvicina e si posiziona spalla contro spalla pronto ad ascoltare ogni singola emozione del viaggio che resta da affrontare.
La strada ci regala suoni e diffonde odori inconfondibili, l’ apparente banalità racchiusa nel movimento dei pedali ne emette uno e SOLTANTO UNO, ma è musica per le orecchie.
TU che di colpo sbuchi in bicicletta e ti posizioni nella pancia del gruppo a far casino non potrebbe essere diversamente.
Il brusio è anch’ esso un RUMORE gradevole, aiuta a superare gli allontanamenti e le assenze. NON POSSO SOPPORTARE QUESTO SILENZIO INNATURALE.

di Roberto Checchi

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