Photo di Francesco de Simone

E’ come se avessi fatto un lungo viaggio, lontano da casa una quindicina d’anni ed ora, di
ritorno, il tempo piano piano mi stesse restituendo antiche emozioni perdute.
Qualche mese fa risalendo su una bici, per l’esattezza handbike ma preferisco bici, l’impatto
col vento in faccia ha risvegliato il vecchio amore. Certo, pedalare con le braccia è tutta
un’altra storia, specialmente in salita, ma appena intravista la possibilità, non ho avuto più
dubbi: dovevo riprovare, adesso o mai più!
Di solito gli atleti con handbike si cimentano in gare con brevi circuiti, nel migliori dei casi
aggregati alle maratone; francamente correre tra i podisti, non me ne vogliano, lo ritengo
abbastanza riduttivo: che diamine, sono un ciclista, accanto a me voglio vedere solo bici! Le
granfondo erano e sono la mia passione, bastava solo un pizzico di coraggio e coronare un
sogno che da tempo mi martellava in testa: partecipare al Giro dei due Bacini. Il buon senso
avrebbe scoraggiato l’intenzione: autonomia massima 90 km, domenica scorsa classico giro
Montelupo-Vinci-S.Baronto, la cui salita al cospetto dei Bacini e roba da bimbi. Inoltre, in
caso di riuscita, preoccupava la quantità del tempo necessaria a completare il giro, dovevo
per forza considerare almeno 7-8 ore, c’era il rischio di non trovare più nessuno a Viaccia.
Alla fine ha vinto l’istinto, non sono riuscito a bloccare l’irrefrenabile voglia e mi sono
lanciato.
Partenza ore 7,00 già in vallata, complice anche il vento, affiorava una certa stanchezza: ma
chi me lo fa fare? Due chiacchiere con l’amico Antonio Tuminiello hanno stemperato la
perplessità, fino a quando è iniziato il Sasseta. Avevo fatto bene i calcoli, speravo che i
ciclisti cominciassero a riprendermi lungo la salita, e così è stato. La lunga sfilata ha
contribuito ad alleviare la sofferenza, è come se avessi scalato a fianco di tutti, saluti e
ammirazione dei vecchi e nuovi amici, in sottofondo il fruscio delle ruote, gli scatti dei
cambi, emozioni impagabili.
Almeno al Brasimone era il traguardo minimo, qualunque cosa accadesse, almeno là dovevo
arrivare, ma in cuor mio già sapevo che non sarebbe bastato. Però, insomma, anche risalire
verso il lago ha richiesto un impegno importante che non ricordavo! Arrivare allo Zanchetto
è stato facile. Giunto al passo, si apre agli occhi e al cuore un panorama sublime. Tutte le
fatiche cancellate in attimo, sembrava d’aprire un libro nel cui scenario scrivere la propria
esaltante avventura. E giù verso Suviana! Tra paesini fiabeschi e il lago pronto a inghiottirti
senza frenare! 60 km, fresco (quasi!) come una rosa e felice. Inevitabile una sosta ad
ammirare il panorama riflesso nel magnifico specchio d’acqua. Per immortalare il momento
ho incontrato tre simpatici amici con la moto, Francesco, Nicodemo e Thierno, che mi
hanno gentilmente scattato la foto sul lago. Via, il peggio doveva ancora venire, subito lo
strappo di Badi, questo non lo avevo scordato (!), e le temibili rampe del Toro! Beh, devo
ammettere che temibile dall’Acqua in poi è stato tutto il percorso. Desolante ogni volta
perdere quota scendendo dopo tanta fatica, ma tanto ormai mancava sempre meno,
nonostante un salto di catena all’ultimo con conseguente malfuzionamento del cambio,
finalmente è cominciata la lunga discesa verso Pistoia e l’arrivo a Viaccia, tutto sommato
neppure strematissimo. Missione compiuta! Dopo 15 anni di nuovo al Giro dei Bacini, il più
bello dei cicloraduni. Considerando preparazione ed esperienza, devo ammettere che è stata
davvero un’incredibile impresa, alla prossima!
Ringrazio vivamente l’organizzazione della Ciclistica Viaccia, in particolare due gentilissimi
amici, di cui non so il nome, che mi hanno assistito nella parte finale dell’Acquerino
scortandomi fino all’arrivo. Grazie agli sponsor Cicli Tredici-Pissei, e al mio preparatore
Marco Mannias, senza la cui collaborazione avrei potuto molto di meno.
 
                                                                                                                                   Marco Sforzi

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