NON GIOCO PIU’, ME NE VADO.

di Roberto Checchi

GIORNALISTI & GIORNALAI pochi sono i primi, troppi i secondi. L’eccellenza è un DONO e come tale ne fa parsimonia e si concede agli eletti.
Con GIANNI MURA ho condiviso quella parte di percorso di VITA che è indispensabile a qualsiasi tipo di formazione professionale e oggi se il mio SCRIVERE a volte può emozionare, lo devo alla lettura di certi scritti o ancor di più a tutto il tempo passato ad ascoltare “le PENNE SOPRAFFINE” che gli anni trascorsi in “carovana” m’ hanno permesso d’ incontrare e il primo grazie lo devo a Gianni Torriani. MURA non è mai stato un giornalista, piuttosto un poeta, esattamente quello che DE ANDRE’ può aver significato nel mondo della canzone.

La narrazione va di pari passo all’emozione e più è intensa più cresce.
GIGANTE in tutto a partire dalle mani grandi come il pugno rotante di GOLDRAKE, quasi fosse un boxeur con i guantoni infilati pronto a sferrare pugni, la sigaretta immancabile marchio di fabbrica e il vino che non so se ne fosse un cultore o amava semplicemente annusare mentre mantecava nel bicchiere. Recentemente l’avevo incontrato in due occasioni, un premio a COMO dedicato all’unico Patron del Giro e soprattutto la scorsa estate a SEANO. Che c’entra SEANO? Non provate a rileggere, avete letto benissimo.
Certe sere sono impossibili da dimenticare, forse perché i piccoli paesi, le piazzette di provincia, le panchine dei giardini che abbiamo a poca distanza da casa si apprezzano pochissimo, adesso, in tempo di PANDEMIA, questi luoghi a lungo dimenticati, ci mancano e non poco.

L’ occasione fu GINO BARTALI, si, il campione ma soprattutto l’uomo, quello che un giorno a me si presentò come “uno come tutti gli altri che fa le cose che fanno tutti gli altri” e posso assicurare che sentire quei racconti dalla voce di Gianni Mura, non era una normale pagina di giornalismo. IL CICLISMO è uno straordinario viaggio, concepito a tappe e non può essere diversamente, che segue fedelmente lo svolgersi della corsa e così alle discese ardite rispondono inevitabilmente le risalite e non mancano i monotoni tratti di pianura o le impennate sui percorsi vallonati. La grande particolarità di MURA è sempre stata quella di risaltare l’ umanità dello sportivo, straordinaria “virtù” che accomuna CAMPIONI e GREGARI e per gli “ultimi” ha sempre avuto un trattamento di riguardo.

Nel corso di una serata fece una giusta osservazione ponendo all’attenzione di tutti il fatto che lo sport, oggi, ha perso quei valori che per lungo tempo l’hanno proclamato patrimonio della gente, quasi fosse qualcosa da tutelare e da difendere, respingendo bruscamente il contatto tra l’atleta e i tifosi e preferendo, anche se il cambiamento delle epoche lo impone, il guadagno in immagine alla stretta di mano.

Poi di colpo tutto si trasformò, anche l’aria intorno aveva un altro sapore e il pensiero corse inevitabilmente a Marco Pantani. “Perché non alzi mai le braccia quando transiti vittorioso sulla linea del traguardo?” E Marco che MAI dava una risposta scontata gli rispose : “Forse perché quando arrivo non ho nemmeno la forza di alzare le braccia, ma quello che mi da coraggio e grinta, non è arrivare al traguardo, ma vedere gli avversari cedere uno ad uno prima di arrivare e quando resto solo, con il gruppo che m’insegue, è quella la vera felicità, LA MIA SOLITUDINE”. Ripensandoci oggi, mai risposta fu più profetica.

“Noi pensiamo che i campioni dello sport siano fortissimi sempre. Lo sono nello sport, dove ascese e cadute sono all’ ordine del giorno, ma nella vita possono essere fragilissimi. Si può attraversare un oceano e annegare in una pozzanghera, si possono scalare le montagne più aspre e inciampare in un gradino. Lo sport è la ricerca, anche enfatica, del superuomo, che batte gli avversari e cancella i ricordi….
Però Marco Pantani, per quello che ha fatto in vita, merita che si rifaccia come Orio Vergani con Coppi. Il grande Pantadattilo ha chiuso le ali.”

A me restano i libri e quelle dediche originali sulla controcopertina che conservo come vere e proprie reliquie e le fotografie, le sole che non smentiscono le persone, ogni SGUARDO parla anche se il tempo inesorabile avanza e se il fumo della sigaretta offusca un pò i ricordi, il profumo di un vino ricercato delizia sempre i palati anche quelli più esigenti e ne mantiene inalterata la passione con l’ alternarsi delle stagioni.

A Bientot GIANNI !!!

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